Mensa obbligatoria di servizio e Buoni Pasto

 

 

Ascoli Piceno  28 novembre  2011

 

 


Oggetto:  Mensa obbligatoria di servizio e Buoni Pasto.

 


 ALLA SEGRETERIA GENERALE SAP                 R O M A


ALLA SEGRETERIA REGIONALE SAP                ANCONA


e,per conoscenza


AL SIG. QUESTORE DI                             ASCOLI PICENO

 


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Come noto la legge 18 maggio 1989, n. 203 ha autorizzato il Ministro dell’Interno a costituire mense obbligatorie di servizio per il personale della Polizia di Stato che si trova in particolari situazioni di impiego e ambientali.

Tra dette situazioni spiccano i casi previsti dall’Art. 1 comma 1 lettera b): “personale impiegato in servizi di istituto, specificamente tenuto a permanere sul luogo di servizio o che non può allontanarsene per il tempo necessario per la consumazione del pasto presso il proprio domicilio”.

Con il D.P.R. 16 marzo 1999 nr. 254,  recepimento dell'accordo sindacale per le Forze di polizia ad ordinamento civile, il diritto alla cosiddetta “Mensa obbligatoria di servizio” è stato introdotto un nuovo sistema di vettovagliamento: l’erogazione del Buono Pasto previsto dall’Art. 35 “Qualora ricorrano le condizioni previste dall'articolo 2, comma 1, della legge 18 maggio, 1989, n. 203, nelle fattispecie disciplinate dall'articolo 1, comma 1, lettera b), della stessa legge (personale impiegato in servizi di istituto, specificamente tenuto a permanere sul luogo di servizio o che non può allontanarsene per il tempo necessario per la consumazione del pasto presso il proprio domicilio;), allorché si provvede ricorrendo ad esercizi privati. L'onere a carico dell'Amministrazione è elevato, ove inferiore, a lire 9.000 a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

2. Le Amministrazioni, nelle condizioni previste dal comma precedente, possono anche provvedere tramite la concessione di un buono-pasto giornaliero dell'importo di lire 9.000.

3. L'onere derivante dai commi 1 e 2 va contenuto nei limiti degli stanziamenti  iscritti nei competenti capitoli di bilancio.

Con il passare degli anni sono state emanate circolari ministeriali che hanno inteso regolare, con limitazioni, l’attribuzione del “Buono Pasto” tra si cita la Circ. Prot. 750.C.1/1664 del 13 giugno 2001 in cui viene indicato che le “Condizioni indispensabili per il passaggio dal regime delle convenzioni a quello dei buoni pasto sono:

a) l’inesistenza presso l’organismo interessato o, comunque, presso altro ufficio o reparto della Polizia di Stato della stessa sede, di strutture interne dell’Amministrazione;

b) la sussistenza delle circostanze di servizio indicate all’art. 1, lettera b), della cennata legge 203/1989.”

Con il passare del tempo gli uffici periferici, probabilmente al fine di limitare le spese relative al vettovagliamento, hanno attribuito il buono pasto solo in presenza di entrambe le condizioni creando di fatto disparità di trattamento tra colleghi che in simili circostanze di lavoro operano in località in cui non è stata istituita la mensa.

Per far comprendere meglio la natura del problema si cita, a titolo di esempio, il caso di un collega convocato quale teste in un processo le cui operazioni processuali si sono protratte dalla prima mattina fino alle ore 15.30 del pomeriggio.

Il collega nonostante lo avesse espressamente richiesto al magistrato, non si è potuto allontanare dal palazzo di giustizia fino al termine dell’udienza.

Alle 15.30 la mensa della Questura era già chiusa e quindi il collega in questione non ha potuto usufruire della cosiddetta mensa obbligatoria. Diritto che la legge 203/89 gli riconosce. Ha pertanto chiesto l’attribuzione del servizio di vettovagliamento sostitutivo (buono pasto) che gli è stato negato perché sul posto esiste una struttura dell’Amministrazione.

Il Questore di Ascoli Piceno ha chiesto un parere al superiore ministero con il quale sperava di poter superare l’ostacolo della circolare sopra citata ma la risposta dagli Uffici centrali la confermava interamente.

Ora diventa difficile per i rappresentanti sindacali che operano sul territorio far comprendere agli iscritti le contraddizioni della burocrazia. Ciò che è accaduto rasenta l’assurdità. A fronte di un diritto che consente diverse opzioni di esercizio, in presenza di piccole complicazioni, la risposta non può e no deve in alcun caso essere: “Il diritto è compresso per mancanza di presupposti”.

Il diritto non può essere contrattabile o lo si ha e lo si esercita o non lo si ha.

Se l’episodio citato fosse accaduto in un luogo in cui non era istituito il servizio mensa non vi sarebbe stato nessun problema all’attribuzione del buono pasto ma in questo caso il servizio c’è e quindi il diniego è giustificato.  Non contano gli orari della mensa, l’imprevedibilità del servizio che può terminare oltre l’orario di apertura della stessa. Finanche la predisposizione di servizi con turnazioni anomale. Insomma, quando i colleghi sono chiamati a fare maggiori sacrifici vengono penalizzati da assurde interpretazioni ministeriali. Va fatto notare, infine, che le condizioni previste nella circolare sopra indicata sembrano non trovare riscontro nelle norme che regolano la materia.

Ciò premesso si chiede di poter esaminare la problematica relativa ai buoni pasto in sede di commissione paritetica e di interessare i competenti uffici ministeriali per rendere più elastici i requisiti necessari per la concessione del Buono pasto atteso che, soprattutto in piccole realtà provinciali come quella ascolana, consentirebbe di raggiungere un buon compromesso tra le esigenze dell’amministrazione e quelle dei colleghi.

Quale ultima considerazione, tenuto conto dei costi di gestione delle mense, soprattutto quelle istituite nei piccoli centri che erogano sono pochi pasti giornalieri, si suggerisce di effettuare un monitoraggio per valutare se il rapporto costo-beneficio sia  effettivamente a vantaggio dei colleghi.

La mensa ascolana, ad esempio, eroga poche decine di pasti al giorno che, dal punto di vista qualitativo, risentono del ristretto budget a disposizione. Di conseguenza i colleghi spesso rinunciano ad utilizzare il servizio mensa istituito.

In pratica ciò che accade può essere riassunto con il seguente schema: meno pasti = meno soldi a disposizione - Meno soldi = scarsa qualità dei pasti  – Scarsa qualità = Rinuncia dei colleghi al diritto – Rinuncia al diritto = soluzioni alternative = aggravio di spese per i colleghi.

In queste condizioni è palese l’inutilità del servizio mensa.

In allegato trasmetto gli atti relativi all’ esempio sopra citato auspicando che il collega interessato possa esercitare pienamente i suoi diritti e che possa essere disposta l’attribuzione del buono pasto negato.


Il Segretario Provinciale

Francesco Lorenzo Morganti 

SAP - Sindacato Autonomo di Polizia

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